Venticinque anni fa servivano campi di addestramento, organizzazioni, anni di preparazione. Nel giorno dell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, gli osservatori raccontano che bastano una stanza, uno schermo e qualche settimana: reti fluide, persone sole che si convincono da sole, strumenti comprati al supermercato. Gli stessi dati si possono leggere in due modi: come richiesta di più sorveglianza, oppure come domanda di più lavoro educativo là dove le persone si isolano. In Italia una legge sulla prevenzione della radicalizzazione è ferma da due legislature.

Papa Francesco ci ha donato quattro verbi che dovrebbero guidare le nostre comunità: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Non sono parole gentili da mettere in fondo a un documento: sono una politica di sicurezza. Perché se non accogliamo le persone, se costruiamo muri culturali e muri di indifferenza, se ci facciamo condurre dalla paura che qualcuno costruisce per interessi propri, fabbrichiamo l’humus. Chi si sente escluso è più esposto al richiamo di chi gli offre finalmente un’appartenenza, un nemico da odiare e un posto nel mondo.

Non è una giustificazione, e non lo diventerà mai: chi fa del male ne risponde, e le quasi tremila persone del 2001 non sono una nota a margine di un ragionamento. È però un fatto: il seme dell’odio attecchisce dove il terreno è già stato reso arido.

Ed è qui che i quattro verbi smettono di essere teoria. Proteggere non è solo sorvegliare: è accorgersi di un ragazzo che da mesi non parla con nessuno se non attraverso un telefono. Promuovere vuol dire dare a qualcuno un futuro credibile, perché chi ha qualcosa da costruire raramente cerca qualcosa da far saltare. Integrare non è chiedere a un altro di diventare identico a noi: è fare spazio perché possa stare qui da se stesso.

Che cosa posso fare io in un sabato di settembre? Salutare per primo il vicino di cui non ho mai chiesto il nome. Invitare a tavola il ragazzo che sta sempre in disparte. Non rilanciare il messaggio che mi mette addosso paura di qualcuno. Accorgermi di chi, nel mio giro, è diventato invisibile così lentamente che nessuno se n’è accorto. Gesti minimi, ed esattamente il contrario del terreno arido.

San Francesco attraversò il fronte per andare a parlare con il sultano mentre tutti gli altri si preparavano a combatterlo. Non portò a casa una vittoria: portò a casa un incontro. È la cosa più scomoda e più concreta che ci sia chiesta anche oggi.

Nessuno diventa nemico di tutti, se qualcuno lo chiama per nome.

Fonte: Venticinque anni dopo l’11 settembre, com’è cambiato il terrorismo (AgenSIR)

Il primo dei quattro verbi, nella forma più semplice che esista: qualcuno che viene atteso.