Quarantaquattro persone sono scese da un aereo a Fiumicino con un biglietto in mano. Tredici erano bambini. Nessuno di loro ha pagato un trafficante, nessuno ha aspettato di notte su una spiaggia, nessuno ha dovuto pensare quale figlio tenere stretto se il gommone si rovescia. Hanno fatto la fila al gate come la facciamo noi quando partiamo.

Questa è la risposta ai trafficanti di uomini. Non è un gesto sentimentale: è la cosa più concreta che si possa fare contro un mercato criminale. Chi ha diritto di essere protetto arriva legalmente, senza rischiare la vita e senza arricchire nessuna mafia. Ogni persona che sale su quell’aereo è un posto in meno venduto da chi commercia in vite umane. E queste quarantaquattro sono state scelte una per una proprio perché fragili, molte sopravvissute a violenze e torture: gente che non dovrebbe doversi comprare il rischio di morire per ottenere quello che le spetta.

Poi c’è l’altra faccia, e non la nascondo: quarantaquattro sono pochi. È una porta stretta. Ed è proprio lì che si infila il pensiero che ci paralizza, “tanto è una goccia, non cambia nulla”. Ma una goccia non è nulla per chi ci sta dentro: per tredici bambini è tutta la vita che avranno. E una via che funziona per quarantaquattro persone è una via che si può allargare. Si allarga se qualcuno la chiede, se qualcuno la accompagna, se le comunità fanno sapere che sono pronte a ricevere.

Perché il pezzo che non compare nell’articolo è il nostro. L’aereo atterra, e poi? Poi ci sono moduli da capire, una lingua da imparare, una scuola dove entrare a settembre inoltrato, un vicino che saluta oppure gira la testa. Quel pezzo lì non lo fa un ministero e non lo fa un fondo europeo: lo fanno le parrocchie, le famiglie, i volontari, le persone dello stesso pianerottolo. Lo facciamo noi, con gesti piccoli e possibili: due ore per l’italiano, una mano per compilare una domanda, un invito a cena, il nome imparato a memoria e detto bene.

Nessuno di loro ha scelto dove nascere. Neanche noi. La differenza è che a noi, oggi, tocca decidere che cosa farne, di questa fortuna capitata per caso.

Le leggi aprono una via. La strada che porta davvero dentro una comunità la apriamo noi, un saluto alla volta.

Fonte: Rifugiati: 44 persone dalla Turchia arrivate a Fiumicino, 13 sono bambini (AgenSIR)

La luce che entra dalle vetrate dice che una via c’è, e che si può allargare