Il preventivo più basso lo paga qualcuno

Ieri si è aperto il processo per i cinque operai morti a Brandizzo. Nello stesso giorno sono arrivate altre notizie dello stesso tipo, dalla Lombardia e dalle Marche. Non sono fatti collegati, e proprio per questo colpiscono: ci siamo abituati a leggerli in fila, come il bollettino del traffico.

A Brandizzo non sono morti cinque operai. Sono morti cinque uomini che lavoravano di notte sui binari, e ognuno aveva una casa dove quella mattina qualcuno ha aspettato invano.

L’Anmil, che riunisce chi dal lavoro è tornato a casa invalido, chiama quel sistema di appalti e subappalti «una giungla». È la parola esatta. In una giungla nessuno risponde: ogni anello della catena sa poco di quello prima e niente di quello dopo. All’ultimo anello c’è una persona con un attrezzo in mano, e sopra di lei nessuno in particolare. La responsabilità non è stata negata: è stata diluita fino a diventare trasparente.

Poi arriva la parola più comoda del nostro vocabolario: fatalità. Ma una fatalità non si previene e non si processa. Chiamare destino una scelta organizzativa è il modo più educato che abbiamo per non guardare.

C’è poi una parte che sui giornali non finisce. Gli infortuni che non uccidono tolgono il lavoro, e qualche mese dopo quella famiglia arriva al centro di ascolto: un reddito in meno, un corpo che non regge più lo stesso mestiere, pratiche che vanno avanti per anni. Da noi la catena degli appalti si vede così, con il ritardo di una stagione.

Non riguarda soltanto i grandi cantieri. Riguarda noi, ogni volta che chiediamo un lavoro fatto in fretta e a meno. Il preventivo più basso non è più basso per magia: qualcuno, da qualche parte, ha tolto qualcosa. Un’ora di formazione. Un ponteggio montato per bene. Un operaio in meno sul turno. Noi vediamo lo sconto; la differenza la paga una persona che non incontreremo mai.

La sicurezza non è un adempimento da firmare: è il modo in cui diciamo a una persona che la vogliamo rivedere domani.

Francesco, davanti al vescovo di Assisi, restituì al padre perfino i vestiti: non voleva addosso nulla che venisse dal commercio dei panni. Togliere al denaro l’ultima parola. Oggi, qui, vuol dire che un conto che si chiude bene solo tagliando sul corpo di qualcuno non è un conto, è una resa.

Da domani: un preventivo in meno al massimo ribasso. Una domanda in più a chi lavora in casa nostra. Una riunione sulla sicurezza che non sia una firma.

Quando ci arriva il preventivo più basso, siamo disposti a chiedere perché è più basso?

La catena degli appalti è lunga. Quella delle responsabilità comincia da dove stiamo noi.

Pace e bene

Fonte: In cantiere e nelle fabbriche, ancora morti sul lavoro. «Fermate queste stragi» (Avvenire)

L’attrezzatura resta, la persona no