Un paese di poco più di mille abitanti cancellato per far posto alla rete elettrica. E la domanda che nessuno fa: quel progresso è davvero ineludibile?

A Moerdijk un costruttore aveva in programma sette appartamenti per giovani coppie. Li ha sospesi: non servono più. Quel paese di poco più di mille abitanti, nel sud dei Paesi Bassi, fra pochi anni non ci sarà. Al suo posto settecento ettari di cabine, cavi e trasformatori.

Sette appartamenti per gente che non è ancora arrivata. Un paese che li progetta è vivo; il giorno in cui smette di progettarli è già morto, anche con le case tutte in piedi.

Nei Paesi Bassi più di quindicimila richieste di maggiore potenza elettrica aspettano, alcune da dieci anni, e chi gestisce la rete avverte che dal 2030 la corrente potrebbe non bastare. Il governo ha deciso nel giugno 2025; a novembre il consiglio comunale ha comunicato che non c’era più margine per opporsi.

«Non c’è più margine» non è un fatto della natura: è una frase che qualcuno scrive, dopo aver fatto un conto. E il conto è sempre lo stesso: mille persone sono meno di un Paese intero.

Ma un conto si può rifare. Nessuna legge di natura dice che quella corrente vada prodotta tutta, subito e proprio lì. Le altre strade ci sono: potenziare dove il terreno è già consumato, chiedere a chi divora più energia di produrne una parte, mettere in fila le richieste. Costano tempo e rendono meno. Per questo non le chiamiamo progresso: chiamiamo progresso la strada più conveniente per chi investe.

Così le minoranze in gioco sono due: mille abitanti che pagano, e un numero ancora più piccolo di persone che incassano. Alla prima diciamo «sono pochi». La seconda non la chiamiamo minoranza: la chiamiamo mercato.

Poi quel conto torna nelle nostre mani. Quelle quindicimila richieste vengono anche dai capannoni raffreddati che tengono in piedi i nostri schermi. Il condizionatore che d’estate ci tiene la casa come a novembre, le ore di video, le domande che giriamo a un’intelligenza artificiale perché è più rapido che pensarci: ogni volta si scalda una sala di server, quella sala chiede corrente, quella corrente chiede terra. Moerdijk sta dall’altra parte del nostro schermo. La colpa non è dei condizionatori, e un nostro gesto in meno non assolve chi decide: le due responsabilità non si scambiano, si sommano.

Francesco, ad Assisi, si è spogliato in piazza davanti al vescovo e ha restituito al padre le vesti e l’eredità di un commercio di stoffe. Non era un gesto contro suo padre: era il rifiuto di un conto che tornava. A noi chiede molto meno: riaprire quel conto.

Lo facciamo anche noi, in piccolo: quando una famiglia che chiede aiuto diventa «una pratica», quando una via con quattro case non vale un intervento.

Qual è, nelle nostre riunioni, il punto in cui abbiamo detto «sono pochi» senza che nessuno chiedesse se c’era un’altra strada? Lunedì si può riaprire, con un nome e un cognome al posto del numero. E una cosa più piccola: accorgerci, una volta al giorno, di che cosa stiamo accendendo.

Nessun progresso è ineludibile: ineludibile è solo quello che abbiamo smesso di discutere.

Notizia di Riferimento: Paesi Bassi: un villaggio di mille abitanti sarà cancellato per far posto alle infrastrutture elettriche. (Internazionale)

Il paesaggio che resta quando le case non ci sono più: utile e abitato da nessuno