Cronache dalla zona rossa, giorno 15: 22/03/2020
Negli interventi del presidente Conte, compreso quello di ieri mentre annunciava questa nuova e tardiva, stretta, ho ascoltato con molta attenzione i ringraziamenti che ha rivolto alle persone in prima linea.
Anche io voglio unirmi a lui nel ringraziare veramente di cuore tutti, a cominciare dal personale sanitario. Grazie!
Mi sembra manchi un pensiero ai volontari, a coloro che, quotidianamente, anche nel tempo del Coronavirus, sono impegnati per aiutare le persone più povere, sole e fragili.
Naturalmente penso al mondo delle Caritas… e non solo.
Non voglio citare una ad una le tante realtà ancora attive, anche sul nostro territorio, per non rischiare, a mia volta, di dimenticarmene qualcuna.
I volontari sono persone che si alzano al mattino e raggiungono il luogo del servizio non certo per ricevere un grazie, il grazie lo ritrovano negli occhi, nella disperazione, nella paura, delle persone che si rivolgono a loro.
Il loro non è, e non deve essere considerato, un impegno dovuto.
Le motivazioni che portano a dedicarsi agli altri sono diverse e, nessuna, prevede il grazie anche se, sentirselo dire è, comunque una gran bella carezza.
Una carezza che racconta come la nostra presenza non viene data per scontata.
Una carezza che ci tranquillizza per la paura del Covid-19… sì, perché anche noi volontari abbiamo paura.
Una carezza che alleggerisce l’ansia di essere fermati perché, anche questo è un paradosso, da nessuna parte c’è scritto che il nostro servizio è una attività essenziale.
Una carezza per i nostri familiari che ci vorrebbero a casa e sono preoccupati per noi.
Una carezza per la fatica che facciamo.
Una carezza per l’impegno che cerchiamo di metterci.
Una carezza per i sorrisi che doniamo.
Una carezza per la difficoltà che abbiamo nel trovare le mascherine per proteggerci e che dobbiamo acquistare con i nostri soldi.
Una carezza perché le persone che si rivolgono a noi aumentano quotidianamente e, per questo, dobbiamo acquistare più cibo.
Una carezza perché non costiamo nulla.
Una carezza perché, insieme alle istituzioni del nostro territorio, Prefettura e Comune prima di altri, stiamo ponendo le fondamenta di un nuovo modo di stare insieme, solidale, premuroso, accogliente, disinteressato, altruista, pacificato, umano, …
Una carezza perché stiamo costruendo comunità.
Una carezza perché, di questa comunità, fai parte anche tu che stai leggendo.
A tutte le persone che ci hanno offerto la loro disponibilità, ma anche a coloro che per i diversi motivi avrebbero voluto ma non possono, a coloro che hanno già iniziato il loro servizio… e alle nostre famiglie voglio dire:
GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE! E… una carezza speciale.
Saluti, ringraziamenti e carezze, dalla zona rossa