𝗖𝗿𝗼𝗻𝗮𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘇𝗼𝗻𝗮 𝗿𝗼𝘀𝘀𝗮, 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝟯𝟬: 𝟬𝟲/𝟬𝟰/𝟮𝟬𝟮𝟬

Dopo 30 giorni esatti riesco a scrivere della morte che mai, come in questi giorni, incombe nei nostri pensieri.
Lo faccio oggi, dopo un mese, lo faccio all’inizio della Settimana Santa che ci condurrà alla morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Lo faccio in punta di piedi.
Ho pensato mille volte alla situazione straziante che vive chi vede una persona cara recuperata a casa dal personale del 118 che, dovutamente protetto, lo porta in ospedale e, in alcuni casi, quello è l’ultimo momento in cui l’hanno potuto vedere.
Ho pensato mille volte all’impossibilità di portare l’ultimo saluto ai propri parenti e/o amici.
Ho pensato mille volte alla situazione in cui il tuo caro è in una di quelle bare di fronte a te, ma tu non sai qual è.
Ho pensato mille volte all’impossibilità di poter celebrare i funerali.
Ho pensato mille volte alla eventuale morte di qualcuno dei miei familiari.
Ho pensato mille volte alla mia morte.
Il nostro rapporto con la morte è forzatamente cambiato e, conseguentemente, anche il nostro rapporto con la vita.
Il Covid-19 ci ha obbligato a far ordine e dar valore alla nostra esistenza, spesso ribaltando le logiche con cui eravamo abituati a ragionare.
Vita e morte mai come in questi giorni si intrecciano e camminano l’una a fianco dell’altra.
Gioia e dolore, felicità e sofferenza, sono le due facce delle nostre giornate.
Forse è in questo momento che possiamo comprendere il dolore legato alle morti sconosciute, lontane da noi… le morti delle periferie del mondo, delle periferie esistenziali.
La FAO stima che ogni giorno ben 25mila persone muoiono di fame, mentre l’Unicef comunica che tre milioni di bambini nel mondo muoiono ogni anno per malnutrizione. Per non parlare delle vittime delle guerre, quelle del lavoro, …
Quante morti inutili!
Chi muore di fame, chi butta il cibo. Quante ingiustizie in questo mondo!
Spero che, quando finalmente avremo lasciato alle spalle questo periodo, ci ricorderemo di quelle persone che per fame, per stenti, … per ingiustizie, continueranno a morire, ignare del Coronavirus.
Spero che questa Settimana Santa nella quale ci siamo incamminati, ci aiuti ad uscire dal torpore e dall’indifferenza, adesso che anche noi siamo messi all’angolo, possiamo cercare di capire chi è quotidianamente, da sempre, messo all’angolo dalla vita, dalle nostre scelte, dalle scelte delle multinazionali, dalle scelte dell’economia, dalle scelte dei potenti.
Spero che questa Pasqua, proprio per la condizione particolarissima con cui la vivremo, possa far resuscitare la nostra umanità e farci riscoprire tutti come fratelli e sorelle.
Lo spero sinceramente e sono convinto che, se ognuno di noi lo vuole, possiamo insieme cambiare le regole che hanno governato finora il mondo e renderlo più giusto ed equo.

Saluti rispettosi, vicini e fraterni, dalla zona rossa